Consigli del medico   

LA FARMACIA IN VALIGIA - CONSIGLI PRATICI E SANITARI

 

Prima di intraprendere un viaggio è consigliabile procurarsi tutti i farmaci più utili perchè alcuni di essi potrebbero essere indisponibili in certi paesi o perché, in alcune zone in via di sviluppo, potrebbero essere reperibili farmaci contraffatti.
In generale, oltre ai medicinali di uso personale, è utile fornirsi di disinfettanti e prodotti per medicazione, antipiretici,antinfluenzali, medicinali contro disturbi gastrici e intestinali, e, a seconda del paese visitato, anche creme solari, sali per reidratazione orale, prodotti antizanzare, antibiotici, pomate antistaminiche, colliri, soluzioni virucide per acqua, stoviglie e alimenti.
Nei paesi ad alta endemia malarica è importante praticare la profilassi antimalarica che va effettuata prima del viaggio e proseguita anche nelle quattro settimane dopo il rientro.
Riassumendo, la valigia del viaggiatore dovrebbe contenere:

  • ANTIDOLORIFICO IN COMPRESSE (es. aspirina, ibuprofene, naprossene ecc.)
  • ANTIPIRETICO (es. paracetamolo)
  • ANTIDIARROICO contro la temuta "diarrea del viaggiatore"
  • FERMENTI LATTICI per ripristinare l'equilibrio della flora batterica
  • ANTIBIOTICO INTESTINALE e uno a largo spettro da prendere in caso di febbre alta che perdura per alcuni giorni
  • LASSATIVO in caso di stipsi
  • ANTICHENETOSICI per combattere il mal di viaggio
  • ANTIACIDO per i bruciori di stomaco
  • SALI MINERALI per la pressione bassa
  • ANTISPASTICO per alleviare i dolori addominali
  • POMATA ANTISTAMINICA per punture d'insetto, eritemi, eczemi
  • COLLIRIO decongestionale e lacrime artificiali per combattere stanchezza oculare, specie durante i viaggi in aereo
  • POMATA ANTINFIAMMATORIA per attenuare il dolore in caso di strappi muscolari e contusioni
  • CREME SOLARI, doposole e spray anestetico per gli eritemi solari e le piccole ustioni
  • KIT DI PRONTO SOCCORSO (acqua ossigenata, cerotti, garze sterili e un paio di confezioni di ghiaccio sintetico in buste, utile specie nelle escursioni di montagna)
  • REPELLENTI per insetti e stick dopo puntura all'ammoniaca
     
VACCINAZIONI  
 

Chi decide di intraprendere un viaggio per lavoro o semplicemente per una vacanza, soprattutto se intende recarsi in paesi tipicamente endemici per alcune malattie e soprattutto se intende viaggiare con i propri figli, deve conoscere con esattezza le vaccinazioni da effettuare prima di iniziare il viaggio. Le stesse sono, alcune obbligatorie per legge e vanno effettuate comunque prima di entrare nel paese che si desidera visitare, altre sono raccomandate dall’OMS, altre ancora sono invece consigliate soltanto in particolari circostanze.
P iù spesso nuclei famigliari si spostano durante viaggi di piacere o di lavoro, coinvolgendo in queste loro "avventure" i propri bambini sin dall'età neonatale.
La nostra intenzione è quella di offrire una "guida" utile ai medici di famiglia che sono i primi preposti alla "sorveglianza sanitaria" e a chiunque si rechi in viaggio da solo o con i propri figli. Abbiamo elencato perciò i potenziali rischi per la salute, le aree geografiche dove tali rischi sono maggiori e le precauzioni da adottareo ci si reca in paesi lontani.
Il piano vaccinale andrà stabilito in base alla presenza o meno di bambini durante il viaggio (importante a questo riguardo lo stato immunitario e l’età), alla durata e al tipo del viaggio, allo stato di salute e al tempo disponibile prima della partenza. Sia noto che la durata della protezione determinata dall'immunizzazione è variabile e dipende anche dalle difese immunitarie di ogni singola persona.

  • La vaccinazione antivaiolosa, non è più obbligatoria in quanto il vaiolo è stato eradicato già da molti anni e l’OMS ha confermato tale eradicazione da oltre 10 anni.
  • La vaccinazione contro il colera dal 1973 non è più obbligatoria perchè i vaccini attualmente disponibili non sono in grado di conferire una protezione valida e soprattutto duratura.
  • La vaccinazione contro la febbre gialla è raccomandata a chi si reca in zone rurali di paesi in via di sviluppo o in località in cui tale malattia si manifesta nell’uomo o si suppone possa essere presente nei primati. Anche se non sono stati segnalati casi ufficiali e anche quando non viene espressamente richiesto il certificato di vaccinazione è buona regola, se esistono le condizioni predette, vaccinarsi comunque. Molti paesi infatti richiedono il certificato internazionale di vaccinazione per permettere l’ingresso ai viaggiatori provenienti da luoghi in cui la febbre gialla è presente. Il numero di tali paesi subisce periodiche modifiche. E’ però possibile avere informazioni recenti servendosi del Centre for disease control di Atlanta che pubblica ogni 15 giorni l’elenco aggiornato. Il documento è disponibile: via fax chiamando il (404) 3324565 e richiedendo il documento # 22022, sul sito internet: http://www.cdc.gov/travel /blusheet.htm.
    E’ possibile consultare anche il sito internet del Ministero degli Affari Esteri:
    http://www.esteri.it/servizi/consigli/index.htm
    I bambini possono essere vaccinati contro la febbre gialla a partire dai sei mesi di vita. Il relativo certificato è valido per 10 anni e dopo dieci giorni l’esecuzione della vaccinazione.
  • Il vaccino contro la febbre tifoide, di tipo inattivato a cellule intere o vivo attenuato, è raccomandato per chi si reca in zone dove le condizioni igieniche sono inadeguate.
  • Il vaccino contro l’epatite A di tipo inattivato (virus ucciso) è consigliato per viaggi in paesi in via di sviluppo e a forte endemicità; la vaccinazione contro l’epatite B con vaccino ricombinante (in Italia obbligatoria per i nuovi nati) è consigliata per le professioni medico-sanitarie e per chi affronta viaggi con prolungati soggiorni in aree a forte endemicità.
  • La vaccinazione anti tubercolare è raccomandata per chi si reca dove la malattia è diffusa. Il vaccino può essere somministrato dalla nascita fino ai 2 mesi di età senza eseguire il test alla tubercolina (se non c’è stata esposizione), mentre dopo tale età va somministrato solo ai bambini Mantoux negativi. E’ controindicato nei soggetti con infezione HIV sintomatica.
  • La vaccinazione anti meningococcica non è raccomandata di routine. E’ invece indicata per coloro che si recano in zone endemiche e se prevedono di vivere a stretto contatto con la popolazione locale. Il vaccino viene somministrato in dose singola; nei bambini di età inferiore ai 18 mesi, per assicurare una immunità di più lunga durata, viene praticato con 2 dosi a distanza di 3 mesi l’una dall’altra.
  • Il vaccino antinfluenzale è consigliato ai bambini, agli anziani e ai soggetti con patologie croniche che si recano ai tropici in qualsiasi periodo dell’anno. Va somministrato a chi prevede di soggiornare nell’emisfero sud tra il mese di Aprile e Settembre e a chi si reca nell’emisfero nord tra Novembre e Febbraio. Queste precauzioni diminuiscono se i viaggiatori sono stati vaccinati nel corso della stagione precedente.
  • La vaccinazione contro la rabbia è indicata per i soggetti esposti ad alto rischio a causa della loro professione. Nonostante la vaccinazione preventiva, dopo un eventuale contatto con un animale rabido o sospetto tale, è necessario somministrare comunque un trattamento antirabbico con un numero di iniezioni ridotto. Dopo un morso di animale o una ferita è inoltre raccomandata una dose di richiamo antitetanica che è consigliabile ripetere ogni 10 anni anche in normali condizioni; questa ulteriore precauzione è indicata soprattutto per i campeggiatori. Nel caso in cui lo stato vaccinale non sia noto, è sufficiente fare riferimento al titolo anticorpale tetanico. Un valore uguale o superiore a 0,1 UI/ml è considerato protettivo, pertanto non vanno effettuate ulteriori somministrazioni di vaccino; valori compresi tra 0,01 e 0,1 consigliano l’esecuzione di un richiamo; valori inferiori a 0,01 impongono un ciclo vaccinale primario (dosi ai tempi 0-1-6 mesi).
  • Il vaccino contro l’encefalite giapponese è indicato solo in caso di soggiorno prolungato in zone rurali dei paesi endemici (Cina, Giappone, Filippine, India, Laos, Myanmar, Viet Nam, Corea, Nepal, Thailandia, Sri Lanka). Va reperito presso le autorità nazionali incaricate della protezione dei viaggiatori.
 
     

PARTENZA, VIAGGIO E FUSO ORARIO

 
  La gravidanza rappresenta una condizione di rischio. I viaggi in aereo sono controindicati negli ultimi due mesi della gravidanza e fino al settimo giorno dopo il parto.
I bambini prematuri, i neonati di basso peso nonché i bambini di età inferiore a sette giorni non dovrebbero far uso dell' aereo. I piccoli disagi, legati alle diverse variazioni di pressione tipiche del volo, possono essere facilmente risolti con metodi tradizionali, ampiamente sperimentati quali "far ciucciare" il bambino o proporgli un pasto con il biberon.
La variazione del fuso orario provoca, di solito, alterazioni del sonno e diminuzione dell'attenzione. I disturbi diventano importanti quando vengono superati almeno quattro fusi orari ed in questi casi, per recuperare il normale ciclo sonno-veglia, occorrerà poco più dello stesso numero di ore trascorse sull' aereo. I viaggiatori che attraversano nove o più fusi orari di solito presentano una riduzione significativa dei sintomi del "jet lag", solo dopo cique giorni dall' arrivo. Se il soggiorno è molto breve(meno di tre giorni) è consigliabile mantenere l'orario del paese di origine per non alterare inutilmente abitudini consolidate. I bambini si adattano meglio degli adulti alla variazione di fuso e di orari.
     

ARRIVO - I RISCHI PER LA SALUTE

 
 

I principali fattori di rischio sono essenzialmente legati:

  1. all’ambiente
  2. agli alimenti e alle bevande
  3. ai contatti interpersonali e alle malattie sessualmente trasmesse

1. RISCHI AMBIENTE
La permanenza ad altitudini elevate implica numerosi problemi. L'organismo si viene a trovare in condizioni di relativa diminuzione di ossigeno, a basse temperature ed è sottoposto ad un'attività fisica che non gli è abituale in città. Andranno escluse ovviamente prima della partenza tutte quelle patologie che controindicano le passeggiate ad alta quota (coronaropatie, infarto miocardico recente, epilessie non controllabili, patologie respiratorie gravi).
La prima regola elementare è quella di non raggiungere alte quote troppo rapidamente. Specie nei primi giorni vissuti sopra i tremila metri è opportuno non salire per più di trecento-cinquecento metri al giorno.
Il mal di testa, l'insonnia, la spossatezza, la perdita di appetito e la nausea sono segnali evidenti di scarso adattamento all'altitudine: il cosidetto "mal di montagna acuto". Se insorgono questi disturbi, generalmente entro quattro-otto ore dall'arrivo in alta quota, l'ascensione va immediatamente interrotta. Se i sintomi persistono, malgrado la sosta, è necessario scendere a valle.
L'alternanza del forte caldo a causa dell'irradiazione solare durante il giorno e del freddo pungente durante la notte, impongono la necessità di avere a disposizione indumenti asciutti di ricambio al calar del sole. L'altitudinee la neve potenziano l'effetto delle radiazioni solari sulla pelle. E' necessario pertanto proteggere le parti della pelle esposte con un filtro solare. Soprattutto alle alte quote è indispensabile, come protezione, l'utilizzo di occhiali da sole. La “cecità da neve” si manifesta con dolore ed arrossamento agli occhi, aumento della lacrimazione, senso di corpo estraneo ed intolalla luce.
ature che si indossano devono essere leggere e flessibili, devono coprire le caviglie e devono essere ben allacciate. I piedi devono essere bati con attenzione particolare al curretage delle unghie.
le bevande devono essere adattate al fabbisogno energetico e alla perdita di liquidi legati all'aumento dell'attività fisica. La colazione e la cena sono i pasti a cui dedicare più attenzione.

Caldo. Nei paesi caldi uno dei pericoli maggiori è rappresentato dal “colpo di calore” che è determinato dalla perdita attraverso il sudore d'acqua e di sali (disidratazione). Si manifesta con sensazione di sete, perdita di appetito, mal di testa, pallore, vertigini, malessere generale come se si fosse colpiti da una forma influenzale. Nei casi gravi è possibile accusare tachicardia e difficoltà di concentrazione. Per scongiurare il colpo di calore pertanto bisogna evitare l'esercizio fisico nelle ore più calde del giorno, indossare abiti adatti al clima, di colori chiari e di cotone, coprirsi sempre il capo con un cappello e bere molta acqua. In caso di sudorazione abbondante fare uso di bevande saline, evitare gli alcolici, la caffeina e non fumare. Anche le dermatomicosi come il piede d’atleta (tinea pedis) sono spesso favorite dal clima caldo-umido. Il sole può avere anche effetti favorevoli perché migliora alcune malattie della pelle. E' noto però che le radiazioni UVA e UVB possono provocare, in caso di esposizione prolungata, ustioni anche molto gravi, eritemi, fotodermatosi (orticaria), invecchiamento della pelle con possibili tumori cutanei, oftalmie. L'abbronzatura deve essere ottenuta gradualmente con tempi di esposizione inizialmente solo di pochi minuti (quindici minuti nei primi giorni). I bambini non devono essere esposti al sole tra le ore undici e le ore quattordici. E' bene non usare deodoranti, profumi o cosmetici che contengono sostanze alcoliche. E' opportuno evitare l'assunzione di sostanze fotosensibilizzanti come antibiotici (tetracicline, sulfamidici e chinolinici), alcuni farmaci psicotropi (fenotiazine e antidepressivi triciclici) ed antinfiammatori. Prodotti per uso topico possono rendersi responsabili di reazioni cutanee dopo l'esposizione al sole. La pelle dovrebbe essere correttamente idratata con creme ed oli. Per assicurare una protezione quando non è possibile ripararsi all'ombra è corretto l'uso di filtri solari il cui uso non va considerato come un metodo per aumentare a dismisura l'esposiole. Un corretto uso dei filtri solari prevede una accurata scelta del fattore di protezione più adatto alla propria pelle, la ripetizione dell'applicazione regolarmente ogni due ore, l'applicazione del filtro dopo ogni bagno, dopo sudorazioni profuse e trenta minuti circa prima dell'esposizione al sole.

Bagni. Si sconsigliano i bagni in acque dolci e stagnanti per evitare il rischio di contrarre la schistosomiasi o la leptospirosi (malattie diffuse specie nei paesi della fascia equatoriale, Sud America, Africa sub-sahariana ed in certi paesi dell'Asia).
Il piacere del refrigerio - I bagni
E' consigliabile non fare i bagni in aree isolate e da soli: l'annegamento, dopo gli incidenti stradali, rappresenta una delle cause di morte di chi viaggia più frequente.
Nelle regioni lagunari si faccia uso di sandali, ciabatte o scarpe adatte ad evitare il contatto accidentale dei piedi con animali marini velenosi.
Non distendersi sulla sabbia ma interporre fra il corpo e la sabbia stessa un telo o un asciugamano onde evitare il contatto diretto con parassiti che potrebbero annidarvisi.

Igiene personale. La cute protegge da insulti esterni di vario tipo. Durante i viaggi è particolarmente esposta però al sole, al freddo e all'umidità, che costituiscono tutte fonti di importante aggressione. E' necessario pertanto avere particolare cura della propria pelle. Sarà opportuno fare una doccia più volte al giorno, soprattutto se si è stati esposti a temperature elevate, lavandosi accuratamente con sapone e riservando particolare attenzione alle pieghe della cute e agli spazi interdigitali delle mani e dei piedi. Dopo la doccia ci asciugheremo con cura ed indosseremo vestiti puliti ed asciutti. Le mani dovranno essere lavate prima di ogni pasto e dopo essere andati in bagno: precauzione essenziale per la prevenzione delle malattie a trasmissione oro-fecale. Queste apparenti, banali misure igieniche dovranno essere applicate con molta rigidità nei bambini.
L'utilizzo di scarpe adatte è indispensabile per prevenire le infezioni di molti parassiti e di miceti.

Malattie legate all'ambiente. Sono soprattutto legate a punture di insetti e in particolare di artropodi, vettori di malattie trasmissibili come la malaria (zanzara anopheles), la febbre gialla, la dengue e la dengue emorragica (zanzara aedes, haemagogus, sabethes), la tripanosomiasi africana o malattia del sonno (mosca tse-tse), la tripanosomiasi americana o malattia di Chagas (cimice alata), le encefaliti virali (zanzara anopheles e culex, zecche), la febbre ricorrente (pidocchi e zecche), la peste e la tungosi (pulci), il tifo (pulci, acari, zecche, pidocchi), la borreliosi di Lyme (zecche), la leishmaniosi (flebotomi), le filariosi (zanzara aedes, anopheles, culex, mansonia), le oncocercosi (simulidi).
Allo stato attuale delle conoscenze invece non è stata messa in evidenza alcuna trasmissione, da parte di insetti o altri vettori, del virus HIV che provoca nell’uomo la sindrome da immunodeficienza acquisita. I morsi o le punture di insetti o di altri animali comunque, nella maggior parte dei casi, pur non implicando la trasmissione di una particolare malattia e pur non pericolosi di per sé, possono essere causa di reazioni spiacevoli.
Per quanto riguarda gli animali, particolare attenzione va posta nei confronti dei roditori e di altri animali selvatici quali volpi, moffette, sciacalli, procioni, scimmie, ecc. Va inoltre evitato il contatto anche con gli animali domestici nelle zone endemiche per la rabbia.
Una considerazione a parte merita la malaria. E’ una malattia tropicale grave e molto diffusa, trasmessa all’uomo da un protozoo attraverso la puntura di zanzare tra il tramonto e l’alba. Quattro specie di plasmodi sono i responsabili della malaria umana: falciparum, vivax, ovale, malariae. I sintomi della malattia sono molto vari e dipendono direttamente dal plasmodio responsabile (il più grave è quello falciparum) e dalle condizioni del soggetto. Generalmente è presente febbre a volta preceduta da brividi, mal di testa, dolori muscolari simil influenzali, non raramente anemia ed ittero. La sintomatologia può essere molto lieve ed in genere non desta apprensione. Gli episodi febbrili si ripetono a vari intervalli. Le recidive si possono verificare anche dopo dieci anni dalla infezione primaria. ll rischio di contrarre la malattia è molto variabile in relazione al paese che si visita, all’area urbana in cui si soggiorna, alla condizione dell’ambiente in cui si vive. La gravità della malattia è in relazione al plasmodio responsabile, alla resistenza del plasmodio agli antimalarici, alla precocità della diagnosi e del trattamento. Si può adottare una prevenzione meccanica ed una usando farmaci adatti.

2. RISCHI LEGATI ALL'ASSUNZIONE DI BEVANDE E ALIMENTI
Le malattie di più frequente riscontro possono essere prevenute rispettando il buon senso e alcune comuni regole di igiene.
La così ddetta "diarrea del viaggiatore", malattia tipicamente a trasmissione oro-fecale colpisce il 20-50% di tutti i viaggiatori. I soggetti a più alto rischio sono senz’altro i bambini nei quali tale patologia può in alcuni casi essere anche mortale. Il germe responsabile è nel 50% dei casi l’escherichia coli enterotossico; altri agenti eziologici importanti sono: le shigelle, i campylobacter, salmonelle, vibrio cholerae, giardia, entamoeba histolitica. Alimenti e bevande contaminate sono le fonti più comuni di tale patologia.
L’aspetto apparentemente sano e appetibile degli alimenti non è garanzia di sicurezza. Sono da considerare a rischio la verdura, la frutta, i legumi crudi o che non possano essere sbucciati o cotti, le uova crude o poco cotte, i pesci crudi o allevati in zone paludose o in prossimità di scarichi, alcune salse (come la maionese) fatte in casa ed i budini o i gelati di produzione artigianale fatti con latte non pastorizzato.
Anche l’acqua è un veicolo di malattie. Nelle zone tropicali i corsi d’acqua, i laghi e i canali così come tutte le zone paludose possono essere infestati da larve che, penetrando attraverso la cute, sono responsabili della bilharziosi. L’acqua dolce, se usata come bevanda, può essere responsabile, assieme agli alimenti prima menzionati, di varie patologie (salmonella typhi e altre salmonelle, escherichia coli, giardia, amebe, epatite A ed E, vibrio cholerae, ecc.). La birra, i vini imbottigliati sono generalmente sicuri.
Il rischio legato all’assunzione di alimenti va considerato anche per i prodotti di diretta derivazione da animali come la carne e i latticini (salmonelle, tenie, clostridi, mycobatteri, brucelle, ecc.) ed i prodotti ittici in generale (anisakis per il pesce crudo).
Rispettiamo pertanto le norme che seguono
: lavare accuratamente le mani con acqua e sapone escludere dall’alimentazione verdure crude e frutta non sbucciata
evitare insaccati, carni crude o poco cotte, uova crude, molluschi e pesci crudi
non usare latte se non bollito e formaggi freschi non bere acqua di fonte o di pozzo ed evitare acqua di rubinetto e ghiaccio potabilizzare l’acqua, se necessario, con ipoclorito (10-20 gtt/l) o tintura di iodio più attiva sulle amebe (5-10 gtt/l). Conservare l’acqua in contenitori disinfettati e ben chiusi. Anche la bollitura è un sistema efficace di bonifica: in questo caso va protratta per almeno 10 minuti effettuare vaccinazioni antiepatite A e antitifica. In caso di diarrea è importante evitare la disidratazione, particolarmente pericolosa nei bambini più piccoli, bevendo soluzioni reidratanti contenenti sali e glucosio. Gli antidiarroici e gli antiperistaltici sono controindicati nei bambini di età inferiore ai 3 anni, inoltre possono produrre effetti indesiderati anche negli adulti. In caso di sintomatologia acuta è pertanto preferibile consultare un medico. In alcuni casi, nell’impossibilità di effettuare accertamenti, può essere indicata una terapia empirica con cotrimoxazolo (controindicato in gravidanza).

     

CONTROINDICAZIONI VIAGGI INTERNAZIONALI

 
  In linea generale, l’età avanzata, le malattie croniche, l’handicap, la tenera età non rappresentano controindicazioni assolute ai viaggi internazionali. In caso di patologie croniche, è importante che l’interessato si sottoponga prima del viaggio a controllo medico. Il curante potrà fornire l’elenco dei farmaci indispensabili da portare in viaggio per non correre il rischio di dover interrompere un trattamento in corso.
Le patologie cardiovascolari e quelle interessanti l’apparato gastrointestinale possono aggravarsi nei climi caldi, mentre le malattie dell’apparato osteoarticolare e le infezioni croniche dell’apparato respiratorio risentono favorevolmente di questi. I portatori di handicap devono informarsi preventivamente presso le agenzie di viaggio e il proprio medico curante sui rischi legati al viaggio stesso e sui servizi medici esistenti nei luoghi di destinazione. Le compagnie aeree mettono a disposizione delle persone disabili, su richiesta, un servizio di accompagnamento.
I portatori di pace-maker devono fare attenzione ad eventuali interferenze con i radar o con le apparecchiature elettroniche presenti negli aeroporti o sugli aerei; è necessario perciò informarne la compagnia aerea e il personale di aeroporto perché possano, se necessario, adottare eventuali precauzioni.
Dopo un soggiorno prolungato all’estero o in paesi ad alta endemia per particolari patologie, è consigliata una visita medica al ritorno dal viaggio. Molte patologie infatti non si manifestano immediatamente ma dopo un lasso di tempo più o meno lungo a seconda della malattia contratta. In caso di disturbi anche apparentemente di poca importanza è importante pensare anche a malattie non comuni. Queste, infatti, possono manifestarsi mesi o addirittura anni dopo la partenza dalla zona endemica (la malaria, le parassitosi intestinali, le malattie sessualmente trasmesse, la leishmaniosi, ecc.).
 
 
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